La dipartita prematura di Michael Jackson
Barry King/Getty Images, Axel/ZumaPress.com
Non lo negherò. Sono stato, senza dubbio, il critico più duro di Michael Jackson qui a E! per tanti anni. Questo perché alle domande sulle relazioni di Jackson—e quali fossero esattamente quelle relazioni—non sono mai state date delle risposte esaurienti.
Ma qui non si tratta di quello.
Qui si tratta di una morte, di un avvenimento che non augurerei mai a nessuno, a prescindere da quali possono essere o non essere stati i suoi crimini.
Il punto è che, a parte i Beatles, Jackson è probabilmente il genio del pop più influente della sua generazione. Ho sempre amato la sua musica (probabilmente fino ai tempi di Bad, che io trovavo molto orecchiabile, nonostante le recensioni negative).
E quello che è tanto triste quanto la reputazione intaccata di Jackson—grazie alle notti passate a dormire accanto a dei bambini, tra le altre attività altamente discutibili—è lo spreco colossale della mente di Michael. La maggior parte della sua età adulta è stata passata a cercare un ritorno alla ribalta che non è mai avvenuto, a spendere milioni di dollari in gingilli fino a ridursi praticamente sul lastrico e a rovinare ossessivamente e assurdamente quello che era inizialmente un viso davvero molto bello.
Perché Michael non riusciva a vedere quanto era grande?
Probabilmente perché i suoi genitori non gliel’hanno mai detto, ecco perché. Erano troppo impegnati a commercializzarlo fino a farlo diventare una piccola macchina che cantava e ballava, ecco perché.
Mi dispiace tanto che te ne sia andato, Michael. Dico sul serio.

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