Emmy 2009: Mad Men, 30 Rock Vincitori e ancora Campioni
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Ci vorrà molto di più di un serial killer piacione o una coppia di neozelandesi non conformisti per far cadere dal podio Mad Men e 30 Rock.
Il programma della AMC, dallo stile altamente artistico e dai dialoghi persuasivi sui pubblicitari di Medison Avenue nel periodo intorno al 1963 ha vinto come miglior serie drammatica per il secondo anno consecutivo, mentre la spassosissima sitcom di Tina Fey su un falso show della NBC ha portato a casa l’oro per la terza volta consecutiva come miglior serie comica, alla 61ª edizione degli Emmy Awards del 2009 tenutasi ieri.
(Ecco la lista completa dei vincitori.)
“La suspense è stata mortale!” Ha detto la Fey quando è salita sul palco insieme a tutto il cast e ai collaboratori. Ed ha detto, rivolgendosi a tutti i dirigenti della NBC che hanno avuto fede nel programma: “Grazie per tenerci in onda anche se costiamo molto di più di un talk show”.
(Ecco chi ha sfilato sul tappeto rosso e cosa indossava!)
Per quanto riguarda gli attori drammatici avremmo potuto fare un copia-incolla dalla storia dell’anno scorso, anche qui…
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Entrambi Bryan Cranston di Breaking Bad e Glenn Close di Damages hanno ripetuto la vittoria come attore e attrice protagonisti in una serie drammatica per i rispettivi ruoli di un disperato padre di famiglia che prepara droga e un’avvocatessa dagli artigli affilatissimi.
“Oh mio Dio, sapete, sono riconoscente per tante di quelle cose”, ha detto Cranston, ora rasato per la parte di un malato di cancro che sta facendo nella serie molto oscura dell’AMC. “Lee Trevino (golfista di professione) è stato colpito due volte da un fulmine e adesso so come ci si sente. Sono molto grato anche del fatto che Glenn Close sia una donna. Ringrazio l’AMC e la Sony per essere state così coraggiose e per avermi sostenuto… mi sento come Cenerentola”.
Anche Alec Baldwin si è portato a casa un secondo Emmy come miglior attore protagonista in una serie comica per la parte di Jack Donaghy, un dirigente deliziosamente altezzoso di un canale televisivo. La sua è stata una delle tre vittorie di questa sera per 30 Rock, che nell’edizione di quest’anno aveva ben 22 candidature.
“Lo darei volentieri in cambio di essere bello come lui, ve lo giuro”, ha detto Baldwin indicando il presentatore Rob Lowe. “No, no… davvero, lo farei veramente”. Ha poi proseguito dedicando il trofeo a Lorne Michaels, produttore esecutivo di 30 Rock e Saturday Night.
In una delle sorprese della serata, Toni Collette, che fa la parte di una madre di famiglia afflitta da disturbi da multipla personalità intitolato United States of Tara, ha battuto la Fey campionessa in carica, superato Julia Louis-Dreyfus, vincitrice nel passato e Sarah Silverman che esibiva un paio di baffi e ha vinto come attrice protagonista in una serie comica.
La graziosa Kristin Chenoweth ha iniziato a piangere prima ancora di raggiungere il palco per accettare il suo Emmy come miglior attrice non protagonista in una serie comica per lo show, bello ma cancellato, Pushing Daisies.
“Sono disoccupata adesso, quindi vorrei tanto entrare nel cast di Mad Men”, ha detto l’attrice televisiva diventata famosa a Broadway nel suo adorabile discorso in parte singhiozzato e in parte squittito. “Mi piacciono anche The Office e 24… è proprio pesante”, ha detto della sua massiccia statuetta.
Il cattivo di Lost Michael Emerson ha fatto un po’ paura, benché fosse eloquente, quando ha accettato l’Emmy per miglior attore non protagonista in una serie drammatica (la sua prima vittoria dopo tre nomination), e Cherry Jones di 24, ha portato ancora un po’ della magia dei Tony all’evento, vincendo come attrice non protagonista in una serie drammatica.
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A differenza del suo ruolo di secondo violino nella serie Two and Half Men, Jon Cryer ha portato a casa il trofeo come attore non protagonista in una serie comica (“la categoria che si può comprare” secondo la presentatrice Amy Poehler) vincendo dopo ben quattro nomination per il suo ruolo del fratello ‘perbenino’ di Charlie Sheen.
“Ho sempre pensato che i premi fossero i gettoni di una popolarità momentanea ma ora [mi rendo conto] che rappresentano il vero valore di una persona come essere umano”, ha detto Cryer.
No davvero, ma si può percepire dai discorsi di ringraziamento che fanno gli attori e le attrici.
Uno dei discorsi più pacatamente brillante è stato quello di Ken Howard di Grey Gardens, vincitore come attore non protagonista di una miniserie o film per la TV.
“Cercherò di parlare il meno possibile, nella speranza di non venire interrotto da un membro del congresso o da un rapper”, ha iniziato l’attore 65enne. “Ero così contento di poter essere parte di questo progetto per la HBO. Noi attori siamo felici dell’enorme successo che stanno ottenendo i canali via cavo e dell’avvento di nuovi media, e non vediamo l’ora di rinegoziare”.
Ah! Ha finito con l’augurare buon compleanno alla moglie, chiamandola il suo raggio di sole. (Dov’è finito il premio per miglior discorso?)
La HBO ha doverosamente dominato nella categoria delle miniserie/film per la TV. Shohreh Aghdashloo ha vinto l’equivalente dell’Howard award per la miniserie House of Sadaam; Brendan Gleeson è stato il miglior attore protagonista in una miniserie o film per la TV, per il film Into the Storm; e il premio come attrice protagonista è andato a Jessica Lange, che ha battuto la sua costar Drew Barrymore (che, per vostra informazione, si è portata Justin Long all’evento).
Il film Grey Gardens, la versione non convenzionale e drammatica basata sul musical sulle parenti di Jackie Kennedy la grande e la piccola Edie Beale, era anch’esso nominato come miglior film per la TV. La miglior miniserie è stata il piccolo adattamento per la TV di Little Dorrit di Charles Dickens, che all’inizio era una produzione della BBC mandata in onda negli Stati Uniti dalla PBS.
“Questa parte è stata un regalo, e non ne ricevo più tanti ultimamente”, ha detto la Lange, ancora graziosa e, grazie a Dio (per noi) non ancora rifatta, nel suo discorso.
Neil Patrick Harris, che indossava una giacca da sera bianca e un farfallino nero, ha fatto il suo lavoro di presentatore abbastanza bene – ha fatto lo spiritoso quando serviva, ha portato avanti lo show evitando lentezze e non ha esagerato facendo l’offeso quando Cryer lo ha battuto come attore non protagonista in una serie comica. Una scenetta del Dr. Horrible's Sing-Along Blog di Joss Whedon con Harris e Nathan Fillion è stata un piacevole diversivo.

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